Truffati da BT Italia / Eni / Enel / TeleTu

Negli ultimi tempi ho preso parte a diverse discussioni in merito e quello che ne è emerso, almeno ai miei occhi, è che sono ben poche le persone a sapere davvero come funzioni questo giro. Proverò io a fare un pò di chiarezza, perchè niente è come credete. Continuate a leggere e capirete.

Parliamo ovviamente di venditori porta a porta e di vendite telefoniche. Parliamo di quei ragazzoni incravattati (e sui colori osceni delle cravatte ci sarebbe da scrivere un articolo a parte, ma lascerò fare a Chiara Ferragni) che vi si presentano al citofono, in ufficio o in negozio con un nuovo vantaggiosissimo contratto integrato di telefonia BT Italia o una nuova fighissima offerta Luce + Gas Eni/Enel, e di quelli che vi telefonano la sera alle 20 mentre siete a cena proponendo di abbandonare Telecom Italia in favore di una rivoluzionaria TeleTu.

La dinamica, a leggere sui forum delle associazioni dei consumatori, è sempre la stessa: il contratto proposto sembra effettivamente vantaggioso, così vantaggioso che lo si firma al volo. Le risposte del commerciale alle domande fatte sono sempre molto rassicuranti. Alla prima fattura, poi, viene alla luce un intero mondo che non era stato descritto dall’agente-truffatore: tariffe “nascoste” di ogni tipo. E sono sempre le stesse anche quelle. Ne riassumo qualcuna:

  • Penali di recesso dal vecchio fornitore. L’agente rassicura: “non ci sono!” o “le deve pagare il nuovo fornitore!”. No, non è così. A parte rarissime eccezioni, in cui comunque questo viene specificato nell’offerta, il nuovo fornitore non si farà carico del pagamento delle vostre penali (che sono, appunto, vostre). Se state recedendo da un contratto firmato da meno di 24/36 mesi, verificate la presenza di penali prima di firmare qualunque tipo di nuova proposta.
  • La famosa Tassa di Concessione Governativa (TCG) per il noleggio di cellulari. Gli agenti spesso se la “dimenticano”. Ricordatevi: è una tassa, quindi c’è sempre. Se state noleggiando un cellulare, c’è, punto. Quello che l’operatore può fare è “scontarla”, ovvero detrarre dal canone mensile un importo pari a quello della tassa da pagare. Tutto questo deve essere specificato nell’offerta, quindi controllate. In una telefonata al 195 di BT Italia, era stato un onesto operatore a dirmi “stia attento alla TCG perchè gli agenti spesso se la dimenticano”.
  • Costi di attivazione o di inizio fornitura. Anche qui, la memoria degli agenti commerciali fa brutti scherzi. Raramente se ne ricordano. E quando se ne ricordano è perchè si sono già dimenticati troppe altre cose e stanno sfiorando la soglia del penale.
  • Canoni scontati, ma solo al raggiungimento di particolari soglie: gli agenti smemorati si dimenticano sempre di dire che per accedere al determinato sconto bisogna spendere determinate cifre in altre voci in fattura. Per esempio: un telefono da scrivania strafigo con rubrica e segreteria integrate, il cui noleggio è gratuito solo se effettuate (e quindi pagate) almeno 24 ore di telefonate nel ciclo di fatturazione. Verificate sempre, non fidatevi mai di questi agenti.

Questi sono solo pochi esempi: i trucchetti usati sono molti, molti altri. Per farvi una cultura, vi rimando per esempio a questo e questo video della bravissima Nadia Toffa de “Le Iene”. Il suo collega Giulio Golia ha invece documentato il risveglio di queste persone, e ha spiegato come inizia la loro giornata, qui. Guardatelo, vi farà piegare: sono ridicoli.

L’unica cosa che posso fare è raccomandarvi la massima attenzione. Difficilmente infatti sarà possibile provare alle autorità o al fornitore il raggiro. Per quanto riguarda quello che l’agente vi ha detto a voce, sarà sempre la sua parola contro la vostra, e lui lo sa. Leggete tutto, e ricordatevi che ad avere valore è solo quello che firmate. Non fidatevi MAI di quello che dicono a voce. Se dicono qualcosa, chiedete di indicarvi il punto nel contratto o nell’offerta in cui è scritta quella cosa. A volte capita che non vi mostrino l’offerta commerciale (che ha valore legale, alla pari del contratto) nel suo completo (vi lasceranno copia solo di alcune pagine, nascondendo quelle a loro scomode). Anche qui, è la vostra parola contro la sua (potrebbe per esempio dire che siete stati voi a perdere le pagine mancanti). Statene pur certi, prima di registrare e inviare il contratto al fornitore, ha aggiunto le parti mancanti. Sorvoliamo poi completamente sui collage che sono stati capaci di fare in passato per le attivazioni telefoniche, dove il “si” di risposta alla domanda “è lei che si occupa della telefonia in questa casa?” veniva tagliato e incollato dopo “conferma di voler attivare il nuovo contratto di fornitura con XXX?”.

Quello che volevo fare con questo articolo, era chiarire un attimo la situazione a quelli che negli ultimi mesi hanno aperto topic del tipo “Truffato da BT Italia” o “Contratto truffa Eni Gas e Luce” o, ancora: “Raggirato da TeleTu”. Perchè c’è un errore. Un errore di fondo. No signori. Non è TeleTu che vi ha truffato. Non è stata Enel e nemmeno BT Italia.

A truffarvi, sono state società terze, agenzie che non fanno altro che comprare dei “pacchetti” dai sopracitati fornitori, a cifre scontate, e rivenderli traendone guadagno, o che prendono determinate percentuali sui contratti che fanno firmare.

Questi venditori raramente si identificano per quello che sono. Si presenteranno come “XXX di Enel”, nascondendo completamente l’appartenenza ad una agenzia terza. Perchè si comportino così, non lo so. Lo stesso succede al telefono: “Salve, sono Marco di TeleTu”. Nossignore. Marco di TeleTu un paio di palle.

Come riconoscerli? Beh, è semplice:

  • Sono quasi sempre totalmente inqualificati. Sono venditori, ma non sanno quello che stanno vendendo. L’ho visto di persona. Ho avuto davanti un “Commerciale BT Italia” (che ovviamente non lavorava direttamente per BT Italia) che, dopo essersi presentato come “ex tecnico, formatosi sul campo”, ha dimostrato di non sapere la differenza tra una linea analogica ed una ISDN. Si, ex tecnico, come no. Si presentano come consulenti, capaci di studiare soluzioni ottimali per voi. No. Il 90% di loro ha il quoziente intellettivo di un lavandino. Non sanno cosa stanno vendendo. Devono venderlo. punto. Venderebbero con lo stesso metodo un contratto di telefonia, un contratto per l’energia elettrica e un contratto per la fornitura di prestazioni sessuali.
  • Fanno di tutto per tenervi lontani dai canali ufficiali della società di cui stanno rivendendo un prodotto. Non ci credete? La prossima volta che vi chiamano da “TeleTu”, provate a dire “okay, ci penso un attimo e richiamo domani al numero che trovo su teletu.it”. Faranno di tutto per fissare un orario in cui richiamarvi e per tenervi lontani da quel numero. Provate a dire al prossimo agente BT che si presenta alla vostra porta “mi lasci l’offerta, nel caso telefono io al numero verde”. No, mai. Tranquilli. Ripassa lui domani.
  • Vi proporranno sicuramente una determinata offerta il giorno prima della scadenza della stessa. Che sfortuna, eh? Quelle offerte durano mesi e mesi e non capita mai che si presentino chessò, quando alla scadenza ne mancano 5. Sempre il giorno prima. Saranno davvero molto indaffarati.

Li avete smascherati? Bene. A questo punto tenteranno di convincervi che non è possibile avere quell’offerta tramite i canali ufficiali. Può venderla solo quell’agenzia. Questo non è praticamente mai vero: l’offerta che vi stanno proponendo potete averla anche tramite i canali diretti dell’azienda da cui state comprando in modo indiretto.

Interessante notare l’attitudine nei confronti delle agenzie di vendita, da parte delle aziende che forniscono i servizi che questi rivendono: Enel, mi riferiscono, ha addirittura un modulo prestampato per richiedere l’annullamento di una richiesta di attivazione effettuata tramite una agenzia, in cui va inserito il codice dell’agente. Altri tendono invece a distaccarsi (“guardi, per noi il contratto è completo e regolare, per qualunque problema contatti l’agenzia con cui l’ha stipulato”). Comportamento non ottimale, lo so, soprattutto se l’azienda ha sottomano una statistica di clienti di quell’agenzia che contestano esattamente le stesse cose, e quindi sa tutto, e sa che non state raccontando palle. Quello che spero, è che internamente si facciano delle statistiche sulla percentuale di clienti che disconosce un contratto firmato con una determinata agenzia, e che se i numeri diventano importanti, si agisca di conseguenza. Questo è quello che mi aspetterei da una azienda seria che viene in un certo senso essa stessa truffata dai suoi canali di vendita: se così non fosse, avrebbe anche lei un ruolo (diretto o meno) nel raggiro, ne sarebbe responsabile, quantomeno per negligenza.

Sia chiaro, io non intendo salvare nessuno a priori. Questo post non è un’arringa difensiva. Non voglio dirvi che se siete senza linea telefonica dopo aver firmato un contratto con TeleTu, questa non c’entri niente. Ritengo però sia importante, fondamentale, far si che tutti conoscano la differenza tra un commerciale Eni/TeleTu/Enel/BT Italia, che lavora per la società stessa, e un agente venditore che lavora per terzi, così da sapere chi vi ha fatto firmare il contratto, chi vi ha effettivamente truffati. Il primo, probabilmente, sarà un vero e proprio consulente. Il secondo, come già detto poco fa, un venditore. Un venditore e basta, il cui lavoro è vendere, vendere qualunque cosa. Tant’è che, pur lasciando sempre i recapiti e numeri di telefono, dopo la firma del contratto spariscono. E cambiano numero di telefono molto spesso.

Qualche agente serio, va detto, c’è. Sono pochi, molto pochi, ma anche ce ne fosse solo uno su diecimila meriterebbe di essere menzionato in questo articolo. Esistono venditori onesti, che passano le notti a studiarsi i clienti e a studiare soluzioni ottimali per le loro necessità, che riescono a vendere senza utilizzare trucchetti. Per poi magari esser penalizzati dall’agenzia per cui lavorano: niente vacanza premio perchè qualcuno, truffando, ha fatto meglio di loro. Niente batteria di pentole in regalo perchè un loro collega truffando vedove novantenni ha firmato 50 contratti in un mese, uno più di loro.

La conclusione è: fate attenzione. Se possibile, comprate sempre e solo tramite i canali di vendita ufficiali. Le offerte sono le stesse. Parlerete con persone più preparate e tutto avverrà in modo regolare. Non esiste motivo di affidarsi a terzi. Credetemi. Se vi si presenta davanti un agente commerciale di qualche tipo, fatevi lasciare i fogli dell’offerta, leggeteli con calma, e poi invece che richiamare lui contattate direttamente l’azienda da cui state comprando, così probabilmente emergeranno gli aspetti che l’agente vi aveva nascosto.

Fine prima parte. Ringrazio i due agenti pentiti, di due note agenzie (dotate anche di call center), una di Milano e una di Vicenza, che si sono confessati con me e mi hanno permesso di scrivere un articolo le cui affermazioni fossero verificate da entrambi i punti di vista. Sto cercando di contattare almeno altri 2/3 “pentiti”, per mettere insieme una specie di intervista (anonima, se necessario), che metta in luce il loro pensiero e spieghi i loro metodi: se siete disponibili, contattatemi.

State sintonizzati.

RFC Ignorate: La fine del mondo inizia con Fastweb

Internet si basa su standard aperti, che vengono definiti attraverso discussioni “pubbliche” tra tecnici. Il meccanismo è semplice: per prima cosa, un gruppo di persone studia, disegna uno “standard”: decide che qualcosa debba essere fatto in un certo modo perchè pensa quella sia la soluzione migliore.

La seconda fase consiste nel pubblicare una RFC, Request for Comments, in modo che gli altri interessati possano leggerla e come il fantasioso nome suggerisce, commentarla. La proposta viene modificata per coprire le necessità di tutti e correggere eventuali errori e poi diventa “standard de facto”. Standard non imposti, che tutti rispettano perchè altrimenti sarebbe il caos più totale. E’ così che si va avanti da 30 anni, senza che mai il meccanismo abbia mostrato debolezze. E’ un pò lo stesso funzionamento dei semafori, niente impedisce a me di decidere che io passo quando è rosso e mi fermo quando è verde, ma non posso farlo perchè so che se anche uno solo si comportasse così tutto il sistema anrebbbe in panico.

Una importante Request for Comments, la RFC 1918, datata Febbraio ’96, ha stabilito che le classi di IP utilizzabili liberamente (senza richiederne l’assegnazione da parte dell’autorità) nelle reti private fossero:

192.168.0.0/16
172.16.0.0/12
10.0.0.0/8

Nell’Aprile 2012 a queste è stata aggiunta la classe 100.64.0.0/10, per i “Carrier Grade NAT” (RFC 6598).

Diverse entità, probabilmente allergiche agli standard, si sono appropriate di classi di IP senza averne titolo. A memoria, ricordo Fastweb, che usava (usa?) le classi 1.0.0.0/8, 2.0.0.0/8, 5.0.0.0/8 (and counting) per l’indirizzamento interno, H3G che ad oggi usa la 1.0.0.0/8, Hamachi e OpenVPN (nella versione a pagamento) che assegnano IP interni ai client dalla classe 5.0.0.0/8, Remobo, software simile ai precedenti che si è appropriato della classe 7.0.0.0/8 e così via.

L’ICANN, sapendo che queste classi erano di fatto utilizzate, pur non avendo intenzione di regolarizzarle (erano e sono utilizzate in modo assurdo, senza motivazione tecnica, sarebbe stato solo un enorme spreco di risorse) ha ritardato fino all’ultimo momento la loro assegnazione. Adesso però gli IP stanno finendo, e l’autorità per l’assegnazione è costretta ad utilizzarli.

Se un determinato ISP usa una classe in modo irregolare e questa viene assegnata, si ritroverà con un conflitto nel routing della sua rete interna: dovrebbe far “uscire” i pacchetti dalla sua rete per raggiungere il reale proprietario di quegli IP ma se lo facesse renderebbe irraggiungibili i suoi host interni che utilizzano (in modo, ci tengo a ricordarlo, illecito) tali indirizzi IP, creando disservizi. La questione è spiegata (anche) qui, in inglese.

A questo si aggiunge il problema del “Bogon Filtering“. Il bogon filtering è un semplice quanto effettivo metodo per filtrare pacchetti spoofed (attacchi, in altre parole): questa tecnica consiste nel filtrare direttamente alla frontiera della rete i pacchetti provenienti da IP non pubblici o da classi di IP non assegnate. Il motivo è chiaro: se gli IP che inviano quei pacchetti non sono stati assegnati a nessuno, la sorgente indicata non è quella reale e quindi si tratta di pacchetti “maligni” o di errori di configurazione. La logica conseguenza è che se una classe viene assegnata e l’ISP non aggiorna i suoi filtri continuerà a bloccarla credendola inutilizzata, rendendo ai suoi utenti impossibile raggiungere gli host remoti appartenenti a quella classe.

Alcuni ISP usano o hanno usato inoltre le classi non allocate per delle prove tecniche, annunciandole nelle tabelle di routing mondiali. Qualche annuncio “residuo”, al suo sovrapporsi con quelli nuovi e “leciti”, potrebbe quindi creare ulteriori conflitti nel routing delle nuove classi.

L’autorità per la registrazione si impegna a segnalare con adeguato anticipo le classi che stanno per essere assegnate, ma non tutti sembrano leggere queste pagine, come mostra questo grafico:

Si nota infatti che quasi il 10% degli AS mondiali non è in grado di raggiungere le classi indicate. Un grandissimo problema.

Temevo che qualcosa prima o poi sarebbe successo, e un messaggio di Marco questa notte me l’ha confermato: da rete Fastweb non si riescono a raggiungere IP della classe 5.0.0.0/8, assegnata in queste settimane a grossi ISP come Softlayer, Hetzner, OVH. Ne parlano qui, su HostingTalk.it. Leggendo poi questo topic su WebHostingTalk, scopro che il problema non è limitato a Fastweb, ma si verifica anche da altri ISP.

Ecco un traceroute da rete Fastweb verso un IP di Softlayer:

C:\Users\User>tracert 5.10.64.1

Traccia instradamento verso 5.10.64.1-static.reverse.softlayer.com [5.10.64.1]
su un massimo di 30 punti di passaggio:

  1    <1 ms    <1 ms    <1 ms  192.168.1.1
  2   226 ms    17 ms    17 ms  EDIT
  3    17 ms    16 ms    17 ms  EDIT
  4   492 ms    35 ms    17 ms  10.251.149.201
  5   122 ms    16 ms    16 ms  10.251.144.25
  6    47 ms   112 ms   164 ms  10.251.145.1
  7   537 ms   477 ms   250 ms  10.251.149.186
  8   351 ms    17 ms    17 ms  10.3.136.189
  9    41 ms    17 ms    20 ms  10.3.128.41
 10   135 ms    16 ms   471 ms  10.254.9.230
 11    69 ms    20 ms    21 ms  10.254.12.21
 12   150 ms    20 ms    20 ms  10.254.12.6
 13   125 ms    24 ms   417 ms  89.97.200.66
 14     *        *        *     Request timed out.
 15     *        *        *     Request timed out.
C:\Users\User>

Carino. Ecco cosa succede quando un grande ISP non rispetta gli standard che dovrebbero essere la base del suo lavoro. Crea un danno sia ai suoi utenti, che non riescono a raggiungere una parte di internet, sia alle entità a cui sono stati assegnati gli IP che lui usa in modo illecito.

Cosa fare quindi se vi trovate in una situazione simile, cioè se non riuscite a raggiungere alcuni IP (e quindi server)? Sarebbe totalmente sbagliato e inutile contattare il proprietario di quel nodo (server), perchè non ne ha colpa nè ha modo di risolvere il problema. La soluzione è chiamare il call center di Fastweb, bombardarlo, intasarlo giorno e notte ripetendo la segnalazione, perchè è una loro mancanza: offrono un servizio incompleto e non rispettano le RFC. Si tratta, a tutti gli effetti di un disservizio, quindi non esitate e soprattutto non accettate risposte che non contengano una promessa di immediata risoluzione del problema.

La parte più bella sta nel fatto che l’autorità (ICANN/RIPE) ha la possibilità di revocare le assegnazioni fatte a LIR (provider) che utilizzano senza averne titolo classi assegnate ad altri, come Fastweb sta facendo in questo momento. Se le segnalazioni all’autorità diventassero consistenti, Fastweb potrebbe rimanere completamente in mutande, senza più nemmeno un IP per far uscire i suoi utenti su internet. Meglio. Più IP disponibili per chi rispetta le regole.

E se invece siete voi proprietari di un server non raggiungibile da alcuni ISP? Anche qui, deve esser chiaro che non avrebbe senso (e non sempre sarebbe fattibile) richiedere a chi ve lo ha assegnato un nuovo IP “pulito”, o ritenere il vostro provider responsabile del problema.

Segnalate a ICANN/RIPE (tramite questo form) la violazione, perchè, come dicevo poco fa, Fastweb potrebbe pagarla davvero molto cara. Contattate voi stessi Fastweb, sia attraverso i canali di supporto ufficiali sia attraverso i contatti tecnici (reperibili tramite il RIPE), e, per finire, chiedete ai vostri utenti che stanno subendo un disservizio di fare lo stesso, chiedete che riportino il problema e che pretendano sia risolto in tempo reale. E’ davvero importante muoversi, perchè Fastweb sta danneggiando tutti.

Non sono un avvocato, ma immagino che sia i clienti Fastweb tagliati fuori da internet sia i proprietari dei server irraggiungibili possano chiedere pesanti risarcimenti al provider. E chissà che non si muova anche il CODACONS, che farebbe una delle prime mosse giuste e tecnicamente sensate della sua vita.

I LIR / AS a cui fossero stati assegnati gli IP “sfortunati”, potrebbero poi “convincere” gli ISP che creano loro tali problemi di raggiungibilità in diversi modi, più o meno leciti ma tutti visti negli anni: bloccando i peering, rendendo le loro reti completamente inaccessibili dagli ISP incriminati, droppando pacchetti a destra e a manca, in  modo che i clienti di questi ultimi, imbestialiti, aumentino la pressione.

Lo so, da tecnico non dovrei consigliare di “spammare” un call center e ripetere le segnalazioni, di solito non si fa così. Ma quando degli standard vengono violati tutto diventa lecito. “L’hai violato? Adesso assumi 250 persone per non far crollare il call center sotto le segnalazioni, e PEDALI, perchè non è così che si lavora.”.

Concedetemi un commento altamente tecnico nei confronti di Fastweb: “AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH”.

Ricordatevi quindi: seppellite di segnalazioni chi ha sbagliato e chi vi sta veramente creando questo disservizio, non prendetevela con chi ha rispettato le regole e non ha nessuna colpa. Telefonate, telefonate e telefonate ancora, e quando siete stanchi fate chiamare anche i vostri parenti dalle altre stanze della casa. E il giorno dopo richiamateli, per chiedere aggiornamenti o anche solo per salutarli.

Se volete che il problema venga risolto, insomma, sostituite per i prossimi giorni il numero della vostra ragazza in rubrica con il numero del loro callcenter.

Concludo con un meritato #EPIC FAIL per Fastweb. Ovviamente non sono loro cliente. Non vorrei diventarlo neanche se mi pagassero loro stessi per usare i servizi che offrono. Però, ho ordinato ieri un server da Softlayer e rischio di ritrovarmi un IP appartenente alle classi di cui abbiamo parlato fino ad ora. Con le conseguenze di cui abbiamo parlato fino ad ora.

UPDATE: E’ quasi l’una di notte, del 19 Maggio, e ho appena visto il primo traceroute andare correttamente a destinazione da rete Fastweb. Tutti gli IP di test che avevo usato, Softlayer, OVH, Hetzner, vengono ora correttamente ruotati. Un traceroute in memoriam:

Traccia instradamento verso 5.10.64.1-static.reverse.softlayer.com [5.10.64.1]: 

  1 <1 ms <1 ms <1 ms  39.235.148.254 
  2    30 ms    49 ms    27 ms  10.128.96.1 
  3    49 ms    29 ms    29 ms  10.3.231.210 
  4    32 ms    32 ms    34 ms  10.251.143.209 
  5    30 ms    27 ms    28 ms  10.251.138.27 
  6    25 ms    27 ms    29 ms  10.251.139.1 
  7    32 ms    27 ms    29 ms  10.251.143.194 
  8    37 ms    32 ms    27 ms  10.3.134.241 
  9    32 ms    27 ms    28 ms  10.3.128.46 
 10    33 ms    28 ms    29 ms  10.254.11.69 
 11    36 ms    29 ms    35 ms  10.254.1.77 
 12    33 ms    95 ms    41 ms  89.97.200.62 
 13    28 ms    29 ms    38 ms  26.26.127.54 
 14    31 ms    37 ms    39 ms  93.55.241.54 
 15    37 ms    28 ms    29 ms  26.26.127.69 
 16    38 ms    39 ms    38 ms  93.57.68.21 
 17    30 ms    38 ms    39 ms  93.57.68.5 
 18    35 ms    36 ms    29 ms  if-5-0-0.core1.RCT-Rome.as6453.net [195.219.163.9] 
 19    59 ms    58 ms    59 ms  if-11-0-0-0.tcore1.PYE-Paris.as6453.net [80.231.154.41] 
 20    56 ms    59 ms    75 ms  if-2-2.tcore1.PVU-Paris.as6453.net [80.231.154.17] 
 21    57 ms    63 ms    76 ms  xe-6-3.r03.parsfr01.fr.bb.gin.ntt.net [129.250.8.177] 
 22    84 ms    58 ms    59 ms  ae-1.r21.parsfr01.fr.bb.gin.ntt.net [129.250.2.224] 
 23    79 ms    62 ms    75 ms  as-4.r22.amstnl02.nl.bb.gin.ntt.net [129.250.3.84] 
 24    64 ms    67 ms    69 ms  po-1.r01.amstnl02.nl.bb.gin.ntt.net [129.250.4.71] 
 25    64 ms   115 ms    62 ms  ae11.bbr01.eq01.ams02.networklayer.com.64.20.81.in-addr.arpa [81.20.64.50] 
 26    88 ms    61 ms    58 ms  ae5.dar01.sr01.ams01.networklayer.com [50.97.18.237] 
 27    65 ms    58 ms    65 ms  po1.fcr01.sr01.ams01.networklayer.com [159.253.158.131] 
 28    72 ms    62 ms    58 ms  5.10.64.1-static.reverse.softlayer.com [5.10.64.1]

Notate gli hop numero 1, 13 e 15. Il primo usa un IP appartenente ad una classe assegnata ad APNIC, che potrebbe entrare in uso a breve creando nuovi problemi di raggiungibilità. Il 13 e il 15 fanno parte di una classe assegnata al Dipartimento della Difesa americano. Inutile ripeterlo, Fastweb non ha titolo per usare nessuna di queste classi.

Com’è che si diceva del lupo?

Giorgio