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Month: April 2011

Class-Action contro Aruba: un delirio?

Class-Action contro Aruba: un delirio?

Ieri, Venerdì 29 Aprile 2011, alle 4 di mattina un corto circuito nella sala batterie del sistema UPS della WebFarm di Arezzo del gruppo Aruba ha causato uno spegnimento di tutta la struttura, portando offline i milioni di siti ospitati, caselle email, server dedicati etc. Ne hanno parlato testate autorevoli, come il TGCOM, il Quotidiano Nazionale o il Giornale.

Alle 10.30 è iniziata la rimessa in tensione delle sale. In qualche ora tutti i server erano nuovamente alimentati e i servizi iniziavano a tornare online (discorso diverso chiaramente per le macchine con filesystem corrotti a causa dello spegnimento improvviso). In serata, poi, è arrivato il Comunicato Stampa.

Il Comunicato spiega che si è attivato normalmente il sistema antincendio della sala UPS, ma che poi il fumo, diffuso in tutta la struttura, ha fatto scattare anche quello delle sale dati che ha causato l’interruzione di corrente. Sembra quindi che dopo il corto circuito relativo agli UPS sia entrato in funzione senza problemi il sistema di bypass di questi ultimi e le sale dati siano rimaste alimentate, salvo poi essere “spente” per un “errore” del sistema antincendio. Ma la questione è di poca importanza, perchè comunque i Vigili del Fuoco avrebbero chiesto di staccare l’interruttore generale prima di intervenire.

La cosa veramente interessante (cioè, ridicola) in tutta la vicenda è la Class-Action (cos’è?) che il Codacons ha promesso nei confronti di Aruba, per i disagi causati ai clienti durante il downtime. Da leggere assolutamente i commenti sul blog dell’Avv. Rienzi di chi non si rende conto che nessuno ha in mano coltelli, ma c’è un contratto, firmato, di chi ha una mail fondamentale per il suo lavoro ma la mette su un lowcost, di chi ha un sito fondamentale tramite il quale fa un immenso fatturato ma decide di ospitarlo su un pacchetto lowcost senza garanzie etc etc.

Mi fanno piacere i commenti di chi ha si scelto di ospitare un E-Commerce (anzi, 30) su sistema lowcost, ma sapeva a cosa andava incontro, sapeva cosa stava comprando e ha agito di conseguenza. Sono molti anche quelli che insultano il Codacons contro la class-action, da notare chi assume un atteggiamento “pan per focaccia” nei confronti dell’avvocato e del suo blog. C’è poi chi come al solito incolpa l’Italia, e confonde il bollino dorato “Uptime Garantito” con una garanzia da contratto e non si rende conto che per quel prezzo è semplicemente IMPOSSIBILE offrire garanzie. Ovviamente ci sono anche il MIO commento e quello dello (stimato) ex-collega Domenico De Monte.

Il punto focale è che il contratto firmato dai clienti spiega chiaramente che non sono fornite garanzie in termini di uptime, e che il prodotto offerto è soggetto a questo tipo di problemi. Il pacchetto di hosting è quindi qualcosa di “best effort”, ovvero “il meglio possibile”, in parole povere Aruba promette di offrire al cliente un buon servizio (ovviamente non può essere down 24ore al giorno), ma senza offrire garanzie in caso di problemi. Il cliente deve quindi saper valutare, decidere se il rischio di downtime per lui è accettabile.

Se lo ritiene accettabile, utilizza un servizio risparmiando non pochi euro (per soluzioni con delle garanze di uptime si parlerebbe di prezzi intorno alle migliaia di euro annuali), ma accetta di non richiedere risarcimenti in caso di downtime. Se non lo ritiene accettabile, ovvero crede che il rischio sia troppo alto e che l’eventuale perdita sarebbe troppo grossa, deve guardare da altre parti e tirare fuori il libretto degli assegni.

Una class-action che costringa il provider a risarcire i clienti quando da contratto negava questa possibilità, nata da clienti insoddisfatti di un servizio che hanno semplicemente sbagliato a comprare, sarebbe distruttiva per il settore: si costringerebbero le aziende ad offrire risarcimenti in situazioni economicamente impossibili. Il che può portare ad una sola cosa: la fine del lowcost. Essendo costretti a fornire risarcimenti in caso di problemi, i provider deciderebbero di offrire solo servizi all’altezza di una simile prospettiva, al fine di evitare inutili perdite.

Insomma, se volete sottoscrivere questa class-action, fatelo ma ricordate:

  1. Chi ha subito danni li ha subiti in quanto non ha letto il contratto e ha acquistato un servizio inadatto alle sue esigenze
  2. No, non avete perso email. Il protocollo SMTP è studiato per far fronte a queste situazioni
  3. Una azione simile, se vinta dai consumatori, creerebbe conseguenze catastrofiche sul mercato
  4. Eventi simili sono rarissimi, si fa prima a cancellare e ripartire

Vi terrò aggiornati.

Giorgio

ProgettoIdeaDelirio: GrG, 5 metri sottoterra

ProgettoIdeaDelirio: GrG, 5 metri sottoterra

Qualche riga per descrivere l’idea fuori di testa nonchè inutile delle 18.45 di Mercoledì 06 Aprile 2011. L’atto ufficiale, un post Facebook, è qui.


Partiamo dall’inizio. Mi incuriosiscono molto le piattaforme embedded ALIX, specialmente la Alix 2d3 (Caratteristiche Tecniche). In breve, è un micro-pc con una CPU da 500 mhz, 256 MB di RAM, 3 Ethernet e 2 USB. Non ha porte per la tastiera e il mouse o per il monitor, tutta la gestione avviene attraverso la porta COM (Cavo Null-Modem). Lo storage primario è una scheda FLASH (da utilizzare esternamente per l’installazione del sistema operativo) e si possono facilmente aggiungere dischi (o chiavette) USB.  Non ha ventole (raffreddamento passivo), ma in compenso è di ridottissime dimensioni. Si alimenta a 12 V e consuma 5 Watt.

Ho passato giorni e giorni a trovare un progetto inutile in cui utilizzarla. E oggi, l’idea: servire il mio blog (quello che state leggendo ora per intenderci) da 5 metri sottoterra.

Come? Intendo comprare questa board, installarci tutto il necessario, poi chiuderla in una scatola di quelle elettriche per esterni (sigillate) da cui usciranno solo Ethernet, COM e alimentazione. Dopo aver sigillato ogni fessura, finirà tutto in un buco in giardino. C’è solo qualche dubbio sulla portata di un cavo seriale, nel caso si potrebbe pensare ad un extender su Ethernet, chiuso anche quello nella scatola.

Per disperdere il calore potrei anche annegare tutto nell’olio di girasole (ma ho paura possano esserci problemi con gli abitanti del sottosuolo). Per ridurre al minimo i problemi causati da una potenziale perdita di tensione, dovrei pensare di inscatolare anche una batteria: considerato che parliamo di 12V non dovrebbe essere difficile, basta la batteria di una moto. La board consuma, come detto, 5W a 12V, ovvero 0.4AH, le batterie di questo tipo sono di circa 10AH: questo mi garantisce una autonomia di circa 24 ore.

Ancora più utile potrebbe essere alimentarlo a batteria (in modo che non sia sostituibile) e farlo connettere al mondo in WiFi.

Ci lavoro un pò e vi aggiorno.

Giorgio

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