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T-Mobile e il mondo TLC che cambia. Prima del previsto.

T-Mobile e il mondo TLC che cambia. Prima del previsto.

“Le persone hanno paura di utilizzare il cellulare quando sono all’estero” – John Legere, CEO di T-Mobile US, ha aperto così l’evento in cui ha annunciato a sorpresa la quasi totale abolizione delle tariffe di roaming per i propri clienti. Qui il comunicato stampa: un fulmine a ciel sereno, un annuncio che non ci saremmo mai aspettati, non certo in tempi così ristretti.

Gli utenti T-Mobile potranno da fine Ottobre inviare messaggi e navigare senza limiti da più di 100 paesi nel mondo senza costi aggiuntivi. Le chiamate effettuate in roaming avranno un costo di 20 centesimi al minuto (un prezzo praticamente nullo rispetto a quello attuale). Per quanto riguarda invece le chiamate internazionali effettuate dagli USA, acquistando un pacchetto da 10 dollari mensili, sarà possibile parlare illimitatamente con le linee fisse di 70 paesi e a 20 centesimi al minuto con tutti i mobili e i fissi del resto del mondo.

“The world is your network.” – T-Mobile

Legere non ci va giù piano: secondo lui il mercato delle telecomunicazioni americano è “uno schifo”, basato su “un raket” che ha il solo fine di spennare i clienti. Vuole che la sua compagnia sia diversa: T-Mobile è il più piccolo dei 4 principali operatori nazionali, ma è quello in più rapida crescita (hanno appena annunciato il completamento della copertura 4G/LTE di tutto il territorio USA).

Erano stati chiari, con la loro campagna “Uncarrier“: “We’re still a wireless carrier. We’re just not going to act like one anymore.”. T-Mobile ha iniziato qualche mese fa il cammino su una strada di innovazione e trasparenza cancellando dai suoi listini il modello di vendita basato su “contratti” (che è lo standard in USA, si sceglie un telefono e si è obbligati a pagare una determinata tariffa per 24 mesi, con altissimi costi di recesso anticipato) e sta continuando in velocità, in aperto contrasto con i suoi concorrenti AT&T e Verizon.

Nessun contratto, nessuna tariffa di roaming, SMS e chiamate illimitate, no alle tariffe nascoste. Semplice. Semplicissimo. Come ogni cosa dovrebbe essere.

Vodafone si stava già muovendo su questa linea, ma preannunciava il cambiamento per il 2015. Adesso dovrà accelerare i tempi. E gli altri? Tutti gli altri? Subiranno il durissimo colpo? Saranno in grado di stare al passo?

Probabilmente è il caso di iniziare a correre. Perchè l’impressione che si ha sempre di più, è quella di un mondo delle telecomunicazioni in continuo cambiamento ed evoluzione, ma con operatori (che dovrebbero esserne i principali player) incapaci di stare al passo coi tempi e con le necessità dei clienti.

Noverca+ sta per cambiare le cose (forse)

Noverca+ sta per cambiare le cose (forse)

Oggi vi parlo di Noverca: è stato il primo Full MVNO italiano, ed, alla data in cui scrivo, ancora di fatto l’unico (anche se due nuovi player stanno per presentarsi sul mercato). Un Full MVNO, lo ricordo, è un operatore virtuale che ha necessità di appoggiarsi a terzi solo per quanto riguarda la rete di accesso. Lo seguo da tempo perchè la sua offerta mi è sembrata da sempre decisamente innovativa (inizialmente pubblicizzavano una tecnologia chiamata “Hybrid VoIP”, tramite la quale offrivano chiamate internazionali, da cellulare, ai prezzi più bassi nel mercato italiano).

Poco fa sono inciampato in questa nuova applicazione, Noverca+. La descrizione ha attirato la mia attenzione, ma poi ho notato che il contatore dei download era ancora fermo a zero. E la data di pubblicazione era quella di… oggi!

2013-08-08 21.31.34

Qualche minuto passato a cercare (senza successo) informazioni a riguardo su Google e mi sono convinto di aver scoperto in anticipo (quanto anticipo, mi chiedo) un nuovo servizio: l’applicazione per Android, la trovate qui, mentre la pagina che descrive il servizio è qui.

Di cosa si tratta, in breve? Stando alla descrizione, si tratta di un’applicazione sullo stampo delle meglio conosciute Skype/Viber, che offre chiamate gratuite via internet tra gli utenti che l’hanno installata. Con una novità importante: a NovercaPlus è possibile associare un numero di telefono mobile (un numero Noverca comprato per l’occasione o un numero già in vostro possesso che porterete da altro operatore), per ricevere chiamate anche da chi non ha l’applicazione installata. Al momento è possibile utilizzare solo numeri (nativi o portati) associati a SIM fisiche Noverca, ma sembra che per il futuro stiano pensando ad un concetto di “SIM virtuale”.

Le chiamate in uscita vengono tariffate secondo il piano attivo sulla SIM Noverca a cui è associato il numero, ma viene offerta anche un’interessante opzione specifica, per telefonare via WiFi dall’Italia verso Italia, USA e Cina.

Per i più tecnici, niente di nuovo. Tutto ciò noi del settore sapevamo già farlo (sia con numeri di rete fissa che con, ehm, numeri di rete mobile, anche se sarebbe meglio non dirlo in giro), con le necessarie competenze. Per le aziende, Vodafone vende da qualche tempo un servizio simile, Vodafone Rete Unica, ma si tratta di un’offerta parecchio articolata e complessa. Proprio qui sta la differenza di NovercaPlus: questa applicazione dovrebbe rendere tutto ciò alla portata di chiunque.

Quali sarebbero i vantaggi di un simile servizio? Provo ad elencarne qualcuno:

  • Doppio numero (in futuro, perchè solo doppio?) di cellulare su un apparecchio non dual SIM (uno sarà il numero nativo della SIM inserita nel cellulare e l’altro sarà quello dell’applicazione)
  • Possibilità di ricevere chiamate all’estero come foste a casa vostra, senza pagare le (spesso pesanti) tariffe di roaming
  • Risoluzione dei noti problemi di copertura: piano seminterrato? Basta una connessione WiFi, e il vostro cellulare torna a suonare

L’applicazione, l’ho provata, per ora ha ben poco di funzionante. Al primo accesso un disclaimer spiega chiaramente che si tratta di un servizio beta che Noverca sta sperimentando e su cui al momento non offre nessuna garanzia. Ma se venissero mantenute le promesse della pagina descrittiva, si tratterebbe davvero di un servizio nuovo e interessante.

Screenshot

C’è qualche punto però che mi lascia perplesso:

  • Al momento non è possibile comprare un numero dedicato: devo utilizzare quello della mia SIM Noverca. Come viene gestito l’instradamento delle telefonate? Come sarà gestita in futuro la coesistenza di una SIM fisica e di una applicazione, entrambe basate sullo stesso numero di telefono? Adesso se effettuo il login con l’applicazione, le telefonate non arrivano nè lì nè sulla SIM fisica.
  • L’applicazione per funzionare richiede una connessione WiFi. E se io volessi usare il piano dati 3G del mio operatore, per avere il doppio numero sullo stesso apparecchio ed essere raggiungibile su quello virtuale in qualunque situazione?
  • Siamo abituati a vedere i servizi IP-based come indipendenti dalla location fisica in cui vengono utilizzati. Noverca+, invece, non funziona così: può essere usata solo dall’Italia. Per l’utilizzo dall’estero si pagano delle opzioni, seppur molto economiche.

Come si evolverà? Che sia il primo passo verso la possibilità di utilizzare numeri di telefonia mobile via SIP?

Ho chiesto all’indirizzo di contatto dettagli sulla fase beta, e vi aggiornerò il prima possibile.

Giorgio

Giornate storiche. Che qualcuno vorrebbe dimenticare.

Giornate storiche. Che qualcuno vorrebbe dimenticare.

“There cannot be mental atrophy in any person who continues to observe, to remember what he observes, and to seek answers for his unceasing hows and whys about things.” – A. Bell

Fermatevi un secondo. Chiudete gli occhi. Mettetevi per un attimo nei panni di Joel Stanley Engel. Corre l’anno 1973, siete a capo dei Bell Laboratories. Immaginate. Nel curriculum vantate parecchi successi, tra i quali la collaborazione alla progettazione dei sistemi di guida della navicella Apollo.

Sono passati quasi cento anni dalla prima telefonata della storia (era il 1876 quando Alexander Graham Bell disse al suo assistente le prime parole attraverso un telefono: “Mr. Watson — Come here — I want to see you.”) e vi state occupando di un colossale progetto: costruire un telefono senza fili, per liberarlo da quel cavo che lo rende così “statico”, così fisso, così poco pratico.

Non esistono ancora nemmeno i cordless, ma voi puntate molto più in alto, volete diventi possibile raggiungere qualunque persona, in ogni angolo di ogni città. Volete dare la possibilità di telefonare da qualunque punto della casa, dalla strada, da ogni luogo pubblico, usando un dispositivo personale: intendete rivoluzionare il concetto di telefonia, volete un numero di telefono che non identifichi più un luogo specifico, ma che si riferisca ad una persona. Una persona, ovunque essa sia.

Sono più di 130 anni che è possibile comunicare a lunga distanza, prima con il telegrafo e poi con il telefono, ma il limite è ancora quello: serve un cavo. I due terminali devono essere “fisicamente” collegati. Non esiste mobilità. Il compito è complesso, le sfide sono tante, troppe. I precedenti tentativi, come il telefono veicolare, non hanno avuto il successo sperato. Manca la tecnologia per costruire un terminale leggero, manca una rete a cui appoggiarsi, ma l’interesse è grande, gli investimenti effettuati sono importanti, e l’attenzione dei media è massima.

3 Aprile, un giorno come un altro. Vi svegliate e andate in ufficio per svolgere le vostre ordinarie mansioni. In un remoto angolino della vostra testa state pensando a quella conferenza che il vostro principale concorrente, Motorola, ha indetto per quello stesso giorno all’Hotel Hilton di New York, per presentare chissà quale nuova scoperta. “Sarà solo un altro piccolo passo in avanti”, pensate.

Poi vi squilla il telefono. Rispondete. Una voce: “Hi, Joel, it’s Marty, Marty Cooper. You remember me.”. Si, si, ve lo ricordate, capite subito chi stia parlando: è quel Marty Cooper che, alle dipendenze di John Mitchell, sta lavorando per Motorola ad un progetto simile a quello a cui dedicate le vostre giornate. La voce, poi, continua: “And I’m calling you from a cell phone, but a real cell phone, a personal, hand-held portable cell phone.”. Il cuore vi va a mille. Non riuscite più a parlare.

(Marty Cooper, nel 2007, con il prototipo DynaTAC originale. credits)

La persona dall’altro lato si ricorderà quel vostro silenzio per tutta la vita.

Non era uno scherzo. In quel 3 Aprile 1973, da una strada di Manhattan, tra gli occhi increduli dei passanti, Marty Cooper ha effettuato la prima telefonata della storia da un terminale mobile. Ha chiamato il suo concorrente, Joel Engel, per fargli sapere che aveva perso la sfida: non era riuscito ad arrivare primo.

La strada era ancora molto lunga e tortuosa. Quella telefonata era partita da un prototipo DynaTAC (Dynamic Adaptive Total Area Coverage): pesava 1200 grammi, era lungo 25 centimetri e la sua batteria gli garantiva un’autonomia, in telefonata, di 20 minuti. Dopo i quali doveva stare sotto carica per 10 ore. Cooper ribadì più volte scherzosamente che l’autonomia non era un problema, perchè quel telefono era così scomodo che nessuno avrebbe potuto tenerlo in mano per più di 20 minuti.

Ci vollero altri 10 anni per perfezionare la tecnologia e superare i vincoli normativi, ma nel 1983 vennero messi in commercio i primi telefoni cellulari. Era iniziata quella corsa che continua ancora oggi. Da quel momento, l’innovazione è stata continua, sempre più veloce.

Il resto della storia, lo conoscete.

#freeandopen: sul futuro di Internet

#freeandopen: sul futuro di Internet

Chiudete gli occhi, per un attimo. Pensate alle persone che hanno inventato quell’oscenità che è la Posta Elettronica Certificata. Pensate a quelle persone convinte che basti impedire la risoluzione DNS di un dominio per “censurare” un sito malevolo. Pensate a queste persone, completamente incompetenti in termini di internet e tecnologia, da noi elette e spedite al governo con il potere di legiferare, in Italia, anche per quanto riguarda la rete.

Mi seguite, vero? Bene. Adesso facciamo insieme un passo avanti. Immaginate che disastro succederebbe se queste persone si riunissero con tutti i loro simili delle altre nazioni del mondo, a porte chiuse, per decidere il futuro di Internet, davanti a un tavolo in cui chi ha progettato e sviluppa la rete, o anche chi la usa, non ha nessun diritto di voto.

Sarebbe un disastro, vero?

Ma è quello che sta per succedere. Dal 3 al 14 Dicembre l’International Telecommunication Union (cos’è?) si riunirà a Dubai nella “World Conference on International Telecommunications” (WCIT-12) allo scopo di ridiscutere i trattati che regolano le telecomunicazioni a livello internazionale (che risalgono ormai all’88).

Si discuterà di varie cose. Si va da questioni come la censura e il controllo delle informazioni presenti sulla rete, spinte da governi che vorrebbero poter controllare Internet come controllano gli altri tipi di media, a questioni “trite e ritrite” degli ultimi anni, portate da alcuni fornitori di accesso alla rete (come Telecom Italia), che vogliono a tutti i costi appropriarsi di una fetta dei guadagni dei cosidetti “Over The Top” (Google, Facebook, Youtube, etc), a costo di stravolgere i principi e meccanismi sui quali la rete si è basata negli ultimi 30 anni. Si parlerà quindi anche di Net Neutrality, di abbandono dei principi best-effort nella rete, di free-riding e concetti simili.

Il problema, fondamentalmente, è uno: l’ITU. La rete è un mondo collaborativo, dove ognuno “mette del suo”, e un l’imposizione di un controllo / regolamentazione dall’alto può solo rovinarlo. Molti credono quindi che l’ITU non sia il posto adatto per fare simili discussioni. Organi simili all’ITU ma più aperti, in cui tutti hanno diritto di partecipazione, esistono. Un esempio è l’Internet Governance Forum. Alle assemblee dell’IGF chiunque può partecipare e votare, e la trasparenza è assoluta.

Rischiamo di ritrovarci da un giorno all’altro con una rete più controllata, molto meno libera, nonchè di qualità inferiore, sia in termini di contenuti che in termini prestazionali. Non si tratta quindi di materia tecnica, ma di questioni che toccano chiunque utilizzi internet. Tutti noi. Dobbiamo difendere i principi di apertura, trasparenza e libertà che la Internet Society professa da 20 anni.

Come possiamo agire, quindi? Google non si è fermata a guardare. Ha avviato un movimento, denominato “Take Action“, allo scopo di aiutare le persone a capire di cosa si sta parlando e ad esprimersi (attraverso una specie di raccolta di firme) contro questo incontro a porte chiuse, chiedendo maggiore trasparenza. A capo di questa iniziativa c’è lo stesso Vinton Cerf, uno dei padri di internet, oggi “Chief Internet Evangelist” per Google stessa.

Hashtag ufficiale, #freeandopen (su Twitter e Google+).

Firmate, quindi, firmate e diffondete. Perchè, alla fine, la rete siamo noi, e siamo noi i primi a rimetterci.

Volunia: updates (for the last time…)

Volunia: updates (for the last time…)

Some readers are asking me on Facebook and via email to post some updates about Volunia, the search engine i’ve already analyzed and blogged about.

So, let’s try to write something. But, before starting, I have to say this: the point is that… there are no updates. It’s so simple.

As you know, I’ve been monitoring the growth of the search index for a while, but i’ve stopped checking because it simply was not growing. This is the graph:

The only maybe-interesting news is that they have launched a new feedback system (basically, a Q&A CMS), probably due to the need of a more efficient system to manage users feedbacks (with the old “closed” system, i’d bet, they were receiving tons of duplicated feedbacks without any way to rank and clean them).

I’ve tried to speak about good and new features of Volunia, but right now, 2 months after its pre-launch, it looks more as a failure than a revolution: the online rumors about this search engine are now silent and the media interest in it has finished.

Being the interest in it is almost dead, I don’t think I will blog again about Volunia. Do you think this “revolutionary” search engine is still alive?

From my point of view, i’d just consider it as “dead” and focus on other emerging engines.

Giorgio

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